Scuola Primaria “Ghirotti”

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Programmazione educativa Scuola Primaria

Scuola, famiglia, cultura

La scuola persegue una doppia linea formativa: orizzontale e verticale.

In senso orizzontale, la scuola si apre alle famiglie e al territorio circostante. Si tratta di relazioni costanti che riconoscono i reciproci ruoli e che si supportano vicendevolmente.

Scuola e famiglia collaborano all’educazione del bambino, entrambe sono necessarie ed indispensabili alla sua formazione. Le scelte educative spettano prioritariamente alla famiglia, sempre più variegata per tipologia e metodo di educazione, e la scuola non può che rispettarne l’orientamento.

La scuola favorisce l’interazione formativa con la famiglia, sede primaria dell’educazione del bambino, in quanto dialoga, discute, interviene con proprie proposte e risposte nell’opera di formazione, grazie agli strumenti forniti dall’autonomia scolastica (POF).

All’interno di questo rapporto di interazione, la scuola ha una propria responsabilità educativa e gestisce un’autonomia in funzione ai compiti specifici che deve svolgere che sono essenzialmente quelli di aiutare il bambino a

conoscere adeguatamente comprendere nella sua complessità la realtà che lo circonda.

Ancora in senso orizzontale, la Scuola Primaria riconosce di non esaurire tutte le funzioni educative nemmeno al di fuori dell’ambito familiare: la realtà scolastica rappresenta solo una delle agenzie formative esterne implicate nell’educazione del bambino, per cui l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini vivono. Gli ambienti in cui la scuola è immersa oggi sono più ricchi di stimoli culturali, ma anche più contraddittori. Proprio per questo la scuola ha il compito di promuovere la capacità degli studenti di dar senso alla varietà delle loro esperienze, al fine di ridurre la frammentazione e il carattere episodico che oggi rischiano di caratterizzare la vita dei minori.

La linea verticale esprime l’esigenza di impostare una formazione che possa proseguire lungo l’intero arco della vita, fornendo le chiavi innanzitutto per “apprendere ad essere” e poi per “apprendere ad apprendere”, trasformando i saperi secondo la rapida evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti.

La Scuola Primaria continua il processo di socializzazione iniziato alla scuola dell’infanzia ed insegna le regole del vivere e del convivere attraverso la relazione con gli altri al fine ultimo di diventare cittadini del mondo partendo dall’identità personale e nazionale per ampliare poi i confini all’umanità. In tal senso, la scuola valorizza l’unicità e la singolarità dell’identità culturale di ogni studente che diviene opportunità di integrazione e conoscenza per la comunità in cui è inserito (scuola ed extrascuola).

Essa favorisce un ambiente educativo di apprendimento in cui ogni bambino possa:

  • maturare la coscienza di sé e scoprire il valore degli altri attraverso il dialogo;
  • acquisire il senso della solidarietà attraverso la collaborazione, per imparare a costruire qualcosa insieme agli altri, dando il meglio di sé.

Centralità della persona per una nuova cittadinanza

Una delle finalità prioritarie della scuola primaria è quella di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana” (art. 2 e 3 della Costituzione).

La piena attuazione del riconoscimento della libertà e dell’uguaglianza, nel rispetto delle differenze di tutti e dell’identità di ciascuno, oggi richiede l’impegno dei docenti in modo ancor più attento e mirato poiché in un tempo molto breve abbiamo vissuto il passaggio da una società relativamente stabile ad una società caratterizzata da molteplici cambiamenti e discontinuità, in cui si moltiplicano sia i rischi che le opportunità.

L’orizzonte territoriale si allarga, ogni territorio costituisce un microcosmo che su scala locale riproduce interazioni, tensioni, convivenze globali; anche ogni singola persona deve tener conto di informazioni sempre più numerose ed eterogenee e si confronta con la pluralità delle culture. Pertanto alla scuola spetta il compito di fornire supporti adeguati affinché ogni persona possa esercitare una piena cittadinanzaattraverso l’espressione di sé, la costituzione di significativi legami di gruppo, la comprensione delle culture diverse mettendole in relazione con la propria.

Tale finalità può essere perseguita:

  • realizzando percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti, nella prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e fragilità, nelle varie fasi di sviluppo;
  • facendo vivere la scuola come luogo accogliente, in cui si sta bene, al fine di ottenere la partecipazione più ampia dei bambini ad un progetto educativo condiviso;
  • valorizzando l’esperienza di cui ogni bambino è portatore affinché la “diversità” sia vissuta come occasione per un reciproco arricchimento;
  • organizzando il tempo scolastico in modo da effettuare delle attività di recupero al fine di favorire gli alunni svantaggiati;
  • aiutando il bambino nel passaggio dall’egocentrismo alla convivenza democratica tramite attività mirate ad educare alla condivisione degli spazi e dei materiali, all’accettazione dell’altro nel lavoro di coppia e/o di piccolo gruppo, all’attenzione / fiducia verso l’altro, alla collaborazione per il raggiungimento di un fine comune;
  • utilizzando la conversazione, la discussione e l’argomentazione per permettere agli alunni di divenire consapevoli delle proprie scelte e idee;
  • favorendo la convivialità relazionale nella classe rendendo il gruppo una comunità educante attraverso la condivisione di valori;
  • facendo scaturire dai bambini la necessità di stabilire delle norme che regolino le diverse situazioni;
  • proponendo delle esperienze collettive e di gruppo affinché vi sia un confronto continuo tra gli alunni;
  • promuovendo la cooperazione fra i componenti della classe;
  • dedicando tempo alla gestione degli inevitabili conflitti indotti dalla socializzazione;
  • promuovendo l’accoglienza e l’integrazione di alunni appartenenti a culture diverse affinché l’interazione sia vissuta come occasione di reciproco arricchimento;
  • elaborando una progettazione che risponda ai bisogni formativi degli alunni e li aiuti a maturare atteggiamenti di apertura, di comprensione e di accettazione;
  • arricchendo le esperienze degli alunni attraverso visite, uscite, proponendo la lettura di testi e la visione di filmati che presentano problematiche inerenti la convivenza democratica.

La promozione del gruppo classe non contraddice la scelta di porre la persona al centro dell’azione educativa, ma è al contrario condizione indispensabile per lo sviluppo della personalità di ognuno: ognuno impara meglio nella relazione con gli altri. La scuola oggi ha il compito di educare alla convivenza proprio attraverso la valorizzazione dell’identità e delle radici culturali di ogni studente.

In tal modo il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, quella nazionale, quella europea, quella mondiale. Per educare a questa cittadinanza unitaria e plurale allo stesso tempo, è utile la conoscenza delle nostre tradizioni e memorie nazionali per condividere le radici storiche: il presente è dato dall’intreccio tra passato e futuro.

Scuola: ambiente educativo di apprendimento per un nuovo umanesimo

La Scuola Primaria interviene nell’educazione del bambino in modo intenzionale e sistematico a differenza di altri ambienti di apprendimento quali la famiglia e l’extrascuola, poiché si pone delle finalità specifiche da perseguire attraverso percorsi didattici propri di ciascuna disciplina:

  • offrire occasioni di apprendimento dei saperi e dei linguaggi culturali di base;
  • far sì che i bambini acquisiscano gli strumenti di pensiero necessari per apprendere a selezionare le informazioni;
  • promuovere la capacità di elaborare metodi e categorie che facciano da bussola negli itinerari personali;
  • favorire l’autonomia di pensiero degli studenti, orientando la didattica alla costruzione di saperi a partire da concreti bisogni formativi.

Al fine di formare saldamente ogni bambino sul piano cognitivo e culturale per affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli attuali scenari sociali e professionali, i docenti vanno oltre lo sviluppo di singole tecniche e competenze, attuando le seguenti strategie:

  • Collegamento scuola-ambiente all’interno di progetti lettura, di sensibilizzazione ecologica, di educazione stradale, attraverso uscite didattiche e visite guidate, partendo dall’orizzonte di esperienze e di interessi del fanciullo per renderlo consapevole del suo rapporto con un sempre più vasto tessuto di relazioni e di scambi;
  • Superamento della frammentazione delle discipline, ricomponendo i grandi oggetti della conoscenza in una prospettiva complessa;
  • Diffusione della consapevolezza che i grandi problemi dell’attuale condizione umana possono essere affrontati e risolti attraverso una stretta collaborazione non solo fra le nazioni, ma anche fra le discipline e le culture;
  • Promozione dei saperi propri di un nuovo umanesimo: capacità di cogliere gli aspetti essenziali dei problemi, di comprendere le implicazioni, per la condizione umana, degli sviluppi delle scienze e delle tecnologie, capacità di valutare i limiti e le possibilità delle conoscenze, di vivere e di agire in un mondo in continuo cambiamento;
  • Utilizzo di esperimento, manipolazione, gioco, narrazione, espressioni artistiche e musicali come occasioni privilegiate per apprendere in modo pratico quello che successivamente e gradualmente dovrà essere reso oggetto di più elaborate conoscenze teoriche;
  • Ricorso alle esperienze personali che i bambini vivono degli aspetti a loro prossimi della natura, della cultura, della società e della storia, quali via di accesso importante per la sensibilizzazione ai problemi più generali e per la conoscenza di orizzonti più estesi nello spazio e nel tempo;
  • Maturazione del piacere disinteressato di leggere. La scuola ha il compito fondamentale di trovare strategie per portare i bambini a “leggere per leggere”, cioè a diventare lettori “veri” che leggono non per compiacere i genitori o gli insegnanti ma per entrare, attraverso i libri, nei mondi creati dalla parola scritta, fondamento della nostra storia, della nostra cultura. Dall’anno scolastico 92/93 nelle nostre scuole primarie si è rivolta un’attenzione particolare all’esigenza di favorire, fin dall’infanzia, percorsi adatti all’affermarsi della curiosità per la parola scritta. E’ evidente come questo compito spetti anche alla famiglia; l’intervento della scuola deve funzionare però da incentivo, da robusto supporto, così da:
  1. favorire la manipolazione, la conoscenza “fisica” dei libri;
  2. consigliare i genitori sull’acquisto dei libri;
  3. far conoscere ed utilizzare la biblioteca scolastica e civica;
  4. invitare i bambini a portare a scuola i libri nuovi ricevuti in regalo per valutarli insieme e scambiarli eventualmente con quelli dei compagni.

In quest’ottica hanno il preso il via varie iniziative, fra le quali:

  1. Natalibro annuale con sfaccettature diverse;
  2. 20 venti d’estate: fresche idee per un’estate da leggere;
  3. Ampia e variegata collaborazione con la biblioteca civica;
  4. Incontro con l’autore;
  5. Costituzione, potenziamento e utilizzo dinamico delle biblioteche scolastiche;
  6. Progetti di vario tipo realizzati dalle classi: costruzione del libro, animazione alla lettura, celebrazione della giornata mondiale del libro, partecipazione a concorsi…;
  7. Iniziative di formazione e aggiornamento per insegnanti e per genitori.
  • Acquisizione di diversi tipi di linguaggio veicolati attraverso l’utilizzo di fonti e mezzi espressivi differenti: libri, giornali, fotografie, video e audiocassette, computer, drammatizzazioni;
  • Sviluppo della capacità di accesso agli strumenti informatici. Nella nostra società c’è il rischio dell’analfabetismo di ritorno e quindi dell’emarginazione culturale a causa della diffusione delle tecnologie di informazione e di comunicazione che, insieme a grandi opportunità, introduce serie penalizzazioni nelle possibilità di espressione di chi ha difficoltà di rapportarsi ad esse;
  • Acquisizione di un primo livello di padronanza di quadri concettuali, abilità, modalità di indagine tramite l’analisi e la problematizzazione della realtà, la pratica del metodo scientifico (ipotesi, controllo, verifica), l’effettuazione di ricerche e l’avvio al metodo di studio. Le basi per imparare a studiare e la motivazione per continuare a farlo con piacere si pongono senz’altro nella scuola primaria, ma il compito certamente non vi si conclude. È questo un elemento di continuità con gli altri ordini di scuola, prima nel tempo la Scuola Secondaria di I Grado;
  • Realizzazione di un clima sociale positivo e costruttivo attraverso l’organizzazione di lavori di gruppo, di scambio e confronto anche a livello del team docente;
  • Costituzione di una commissione di docenti con il compito di promuovere attività interculturali definite di anno in anno;
  • Costruzione delle capacità di pensiero riflesso e critico mediante il metodo della discussione, la valorizzazione dei diversi contributi ed apporti personali, il confronto critico delle fonti, la promozione di abilità trasversali alle discipline, potenziando nel contempo creatività, divergenza e autonomia di giudizio, sulla base di un adeguato equilibrio affettivo e sociale e di una positiva immagine di sé. La scuola non ha una funzione puramente di addestramento, insegna i diversi alfabeti della cultura per lo sviluppo della persona e per la sua integrazione sociale.

La formazione di persone “educate”, nel senso di libere e responsabili, passa attraverso l’opera di una scuola che insegna ad imparare per sapere capire e, quindi, per scegliere.

Questo è il legame profondo tra istruzione ed educazione e, a livello più ampio, tra cultura e democrazia.

La creatività come potenziale educativo nel nuovo scenario

In una società in continuo cambiamento, in cui mancano punti di riferimento stabili e condivisi, la creatività costituisce un’ottima “forma mentis” per imparare ad affrontare positivamente l’incertezza e la mutevolezza degli scenari sociali.

La creatività è una delle componenti dell’intelligenza umana che consiste:

  • nella capacità di cogliere i rapporti tra le cose o le idee in modo nuovo (originalità);
  • nell’utilizzare i nessi tra cose o idee in modo insolito (flessibilità);
  • nel formulare intuizioni non previste dagli schemi di pensiero abituali o tradizionali;
  • nel trovare una soluzione appropriata ad un problema usando in modo originale schemi, immagini, simboli, concetti, regole e, quindi, nel produrre cose nuove ed originali.

Consente all’uomo di andare oltre il già noto, scostandosi dallo schema abituale di pensiero e affrontando anche l’opposizione dell’ambiente (non–conformismo) quando vale la pena di scoprire qualcosa di nuovo, che rappresenta un arricchimento per la cultura e la società in continuo cambiamento.

La creatività non è contrapposta al ragionamento, ma fortemente intrecciata ad esso. Il lavoro dello scienziato sembrerebbe un esempio di attività puramente razionale, spesso invece è necessaria molta fantasia per formulare ipotesi o inventare metodi adatti per la loro verifica.

Vi sono casi in cui occorre prevalentemente il pensiero divergente, ve ne sono altri in cui necessita la pazienza del pensiero convergente. Entrambi sono indispensabili, il prodotto della creatività nasce, infatti, da relazioni nuove che il pensiero elabora tra ciò che già conosce.

Compito precipuo della scuola, quindi, è quello di valorizzare e stimolare la creatività del bambino per prepararlo ad un futuro in continua evoluzione proponendosi di:

  • sostenere, incentivare e rafforzare le potenziali capacità creative innate in ogni individuo;
  • suscitare curiosità, interesse e, quindi, motivazione ad apprendere;
  • offrire numerose occasioni di compiere esperienze nuove, di analizzare certi aspetti della realtà per acquisire quei dati di conoscenza utilizzando i quali l’attività creativa possa svilupparsi in modo più ricco e più vario;
  • far acquisire concetti, conoscenze e abilità per coltivare il desiderio di apprendere e di vivere nuove esperienze;
  • privilegiare il metodo della ricerca finalizzata alla scoperta, alla descrizione, alla spiegazione e quindi alla risoluzione di un problema o alla conoscenza di un aspetto qualunque della realtà;
  • promuovere lavori di gruppo all’interno dei quali sia possibile perseguire scelte e attuare decisioni collettive mirate a favorire l’avvio al lavoro attivo al quale ognuno possa apportare il proprio personale contributo;
  • promuovere l’allargamento delle conoscenze e la memorizzazione dei dati attraverso il gioco, in particolare nelle prime classi;
  • far osservare, tutte le volte che risulti possibile, come vi siano diverse risposte risolutive per un medesimo problema;
  • far conoscere ed utilizzare diversi tipi di linguaggio (mimico, gestuale, pittorico, ecc..);
  • consentire lo sviluppo della creatività intellettuale e del pensiero produttivo all’interno di tutti gli ambiti disciplinari.

Diversità ed uguaglianza

La sfida del docente è quella di riuscire ad operare in modo tale da perseguire, con soggetti diversi, risultati sostanzialmente equivalenti. L’equivalenza dei risultati, che riconosce a ciascun alunno il diritto alla sua diversità in senso positivo, elimina il pericolo di un egualitarismo che emarginerebbe sia gli alunni più deboli che i più capaci.

Ciò comporta il saper riconoscere e valorizzare nella classe i bisogni educativi speciali di ciascun alunno per evitare che la differenza si trasformi in disuguaglianza.

Per gli insegnanti di Creazzo, impegnarsi nell’organizzare un insegnamento funzionale all’apprendimento per offrire a ciascun alunno gli aiuti necessari e le condizioni per trarne il migliore profitto significa:

  1. Conoscenza del bambino sia attraverso giochi, conversazioni, osservazioni, sia attraverso la somministrazione di “prove di ingresso” che hanno una funzione diagnostica ossia sono volte alla conoscenza reale di ogni singolo alunno sia a livello generale (abilità trasversali a tutte le discipline) sia a livello specifico (in relazione ad una data disciplina);
  2. Successiva attività di programmazione didattica rispettosa delle inevitabili diversità emerse dalle suddette prove; in tal senso la programmazione scolastica facilita ed individualizza l’istruzione proprio perché prende avvio da una reale coscienza delle capacità e conoscenze di ogni singolo allievo;
  3. Effettuazione di prove di verifica di vario genere (prove oggettive, osservazioni, prove scritte e pratiche, orali) preparate tenendo conto del particolare processo di apprendimento;
  4. Revisione ed adattamento della programmazione scolastica con adozione di metodi e strategie alternative, qualora non risultino raggiunti obiettivi disciplinari adeguatamente programmati;
  5. Rispetto e potenziamento delle diversità personali (ritmi, intelligenze, canali privilegiati di apprendimento, forme espressive peculiari) a cui si cerca di adeguare la didattica delle discipline non solo a livello di definizione degli obiettivi ma anche a livello di scelte operative – concrete;
  6. Tempi scolastici particolari (compresenza e contemporaneità) durante i quali valorizzare la potenzialità dei singoli e recuperare alunni in difficoltà, soprattutto mediante lavoro a piccoli gruppi;
  7. Collaborazione e confronto tra gli insegnanti della classe e del plesso per una corretta interpretazione dei comportamenti, dei processi, dei risultati al fine di garantire un ampio, coerente e completo intervento formativo ed educativo;
  8. Impegno affinché si realizzi una costante ed attiva partecipazione di ogni alunno, con particolare riguardo ai soggetti problematici;
  9. Organizzazione di momenti di apprendimento “alternativo” (uscite didattiche, visite guidate, esperienze, progetti, sfondi fantastici) che facciano vivere momenti di successo, indispensabili soprattutto laddove esistono concrete difficoltà di apprendimento, per garantire sicurezza e fiducia in se stessi;
  10. Creazione di un clima positivo e di interscambio con le famiglie per assicurare interventi educativi e didattici sempre più adeguati ai bisogni affettivi;
  11. Accordo tra i docenti dell’Istituto sulle abilità essenziali da conseguire in ogni disciplina e da garantire anche all’alunno in difficoltà;
  12. Confronto tra gli insegnanti di classe parallele sulle abilità da valutare e sulle modalità di valutazione;
  13. Impegno, nella formazione delle classi prime, a creare situazioni eque ed eterogenee.

Alunni in difficoltà di apprendimento ed integrazione di soggetti svantaggiati

La scuola realizza appieno la propria funzione pubblica impegnandosi a garantire il diritto all’educazione e all’istruzione a tutti i bambini, anche a quelli che presentano difficoltà di apprendimento, legate a situazioni di svantaggio o di disabilità.

Lo svantaggio è correlato a carenze ambientali e familiari di tipo socio-affettivo, socio-economico e socio-culturale.

Per gli alunni definiti svantaggiati la scuola mette in atto opportune strategie di apprendimento che prevedono interventi su misura di tipo individualizzato aventi come obiettivo il recupero, non soltanto sul piano sociale, ma anche sul piano del profitto. In particolare, è molto importante per bambini che vivono in situazioni di svantaggio la padronanza degli alfabeti di base: più solide saranno le strumentalità apprese nella scuola primaria, maggiori saranno le probabilità di inserimento sociale e culturale attraverso il sistema dell’istruzione.

La disabilità indica le conseguenze di una malattia o una minorazione accertata da un’attestazione diagnostica. La scuola si propone di offrire ai bambini con handicap diverse opportunità educative, per una possibile integrazione attraverso un progetto educativo e didattico.

Tale progetto richiede un’accurata Diagnosi Funzionale che mette in evidenza sia le difficoltà di apprendimento, sia le capacità ed abilità possedute. Tale D.F. viene elaborata dagli operatori delle USL ed è la base per la predisposizione del Profilo Dinamico Funzionale, documento che indica il prevedibile livello di sviluppo che l’alunno in situazione di handicap dimostra di possedere in tempi brevi e in tempi medi.

Viene quindi elaborato il Piano Educativo Personalizzato nel quale vengono descritti gli interventi predisposti per l’alunno in un determinato periodo di tempo. Il P.E.P. contiene progetti didattico-educativi, di socializzazione e forme di integrazione tra attività scolastiche ed extrascolastiche.

Il P.E.P. deve considerare il bambino come protagonista del proprio processo di crescita sul piano relazionale, sociale e cognitivo.

Si spiega, di conseguenza, “l’individuazione” del progetto educativo per dare al bambino la possibilità di crescere, maturare ed apprendere in base a capacità, potenzialità e ritmi personali. Gli obiettivi da perseguire consistono nel raggiungimento del massimo dell’autonomia, del massimo dell’acquisizione di competenze e abilità espressive e comunicative, e del possesso, fin dove possibile, di basilari strumenti linguistici e matematici.

In ogni caso, l’obiettivo dell’apprendimento non può mai essere disatteso e tanto meno sostituito da una semplice socializzazione in “presenza”, perché il processo di socializzazione è in larga misura una questione di apprendimento e perché la mancanza di corretti interventi di promozione dello sviluppo potrebbe produrre ulteriori forme di emarginazione.

Molto importanti sono le verifiche periodiche che permettono di appurare il raggiungimento degli obiettivi didattici e l’efficacia dei percorsi metodologici, mediante accertamenti in itinere che permetteranno di riformulare, se necessario, obiettivi e strategie adattandoli alle effettive capacità ed esigenze del bambino. La valutazione si basa sull’osservazione del comportamento e sui risultati ottenuti ed è rapportata ai ritmi e agli obiettivi individualizzati.

La realizzazione di tale progetto educativo e didattico prevede:

  • la prestazione di insegnanti specializzati;
  • il coinvolgimento di tutti gli insegnanti e del personale non docente;
  • l’attuazione di strategie di lavoro (laboratori, classi aperte, piccoli gruppi, attività manipolative…);
  • l’utilizzo di materiali tecnologici strutturati e non (giochi didattici, registratore, computer,…);
  • la collaborazione con i servizi specialistici e terapeutici riabilitativi attraverso la programmazione di incontri periodici ed il perseguimento di finalità ed obiettivi comuni.

La valutazione

La finalità della valutazione è precedere, accompagnare e seguire i percorsi curricolari, per cui deve essere effettuata secondo una scansione che consideri i punti di partenza, i processi, le difficoltà, gli interventi, i punti di arrivo. Sulla base di tale presupposto, i docenti sono impegnati nella raccolta, sistematica e continuativa, di informazioni relative allo sviluppo dei quadri di conoscenza e di abilità, alla disponibilità ad apprendere, alla maturazione del senso di sé di ciascun alunno.

In definitiva, è stata superata la tradizionale prassi valutativa, ormai da tempo accusata di fiscalismo, estemporaneità, valenza sanzionatoria, momento unico e terminale di un processo di insegnamento-apprendimento.

Nella nuova prospettiva è sottolineata l’importanza di una valutazione riferita sia alle prestazioni personali dell’alunno, sia alla validità delle strategie attuate dagli insegnanti; valutazione riferita all’alunno e valutazione riferita all’insegnamento hanno comunque una medesima finalità, e cioè aiutare l’alunno a formarsi come uomo e come cittadino.

La valutazione delle prove d’ingresso impegna i docenti ad accertare le condizioni cognitive e socio-affettive di partenza del bambino. I docenti dovranno verificare interessi, motivazioni, patrimonio conoscitivo acquisito, eventuali difficoltà di ciascun alunno.

Successivamente, gli insegnanti saranno impegnati in una valutazione dei processi di apprendimento, in itinere, finalizzata a seguire costantemente l’alunno nelle sue acquisizioni, ad assisterlo, aiutarlo, orientarlo.

La raccolta dei dati per la valutazione può essere effettuata dagli insegnanti sia attraverso prove oggettive, sia attraverso forme di registrazione proprie dell’esperienza scolastica meno formalizzata, ossia utilizzando opportunamente le prove orali, pratiche, scritte, tradizionali.

La funzione del docente, pertanto, è quella di monitorare continuamente il funzionamento del sistema d’insegnamento, ossia di evidenziare tempestivamente eventuali difficoltà e/o rischi di errore nell’insegnamento promuovendo, al contempo, condizioni di successo, attraverso la programmazione di interventi compensativi adeguati.

In tal modo, la valutazione si configura come un contributo all’insegnamento e all’apprendimento ed impegna la scuola a promuovere lo sviluppo della personalità di ciascun alunno e a prevenire, per quanto possibile, che le difficoltà di apprendimento si trasformino in forme di insuccesso e, conseguentemente, in disuguaglianze sul piano sociale e civile.

Del quadro complessivo della valutazione fanno parte, infine, la comunicazione dei risultati alle famiglie, allo scopo di coinvolgerle attivamente nel processo di crescita dell’alunno e di documentare quanto la scuola ha fatto e si impegna a fare, anche in ordine allo sviluppo del singolo e del gruppo.

A tal fine, sembra opportuno far riferimento alla C.M. 236/93 che prevede che “l’atto valutativo formale abbia scansione quadrimestrale” ed alla successiva C.M. 288/95 che prevede che “la continuità delle informazioni alle famiglie viene assicurata da incontri a scadenza bimestrale”.

In base alle norme vigenti, la valutazione ha per oggetto non soltanto il processo di apprendimento e il rendimento scolastico degli alunni, ma anche il loro comportamento.

La valutazione del comportamento, espressa nella scuola primaria attraverso un giudizio formulato collegialmente dai docenti contitolari della classe, viene riportata nel documento di valutazione al fine di favorire l’acquisizione di una coscienza civile basata sulla consapevolezza che la libertà personale si realizza nell’adempimento dei propri doveri, nella conoscenza e nell’esercizio dei propri diritti, nel rispetto dei diritti altrui e delle regole che governano la convivenza civile in generale e la vita scolastica in particolare (DPR 22 giugno 2009 n. 122).

Organizzazione della Scuola Primaria “Ghirotti”

La Scuola Primaria “Ghirotti”, situata nel cuore del paese, ospita attualmente 18 classi per un totale di circa 400 bambini. La scuola offre le seguenti possibilità di frequenza:

  • da lunedì a venerdì con orario 8.10-13.10 (tempo normale) con un rientro settimanale (il lunedì per le Classi I, il martedì per le Classi II, il mercoledì per le Classi III, il giovedì per le Classi IV ed il venerdì per le Classi V);
  • da lunedì a venerdì con orario 8.10-16.10 e mensa obbligatoria (tempo pieno).

Cosa si studia

Fin dalla classe prima i bambini si avviano allo studio delle discipline previste dalle Indicazioni per il Curricolo, con la seguente scansione oraria:

TEMPO NORMALETEMPO PIENO
Italiano78/9
Storia e Geografia44
Matematica68
Scienze Tecnologia22,5
Inglese1/22/1
Scienze Motorie2/12
Arte e Immagine12
Musica22
Religione22

I curricoli delle diverse discipline, predisposti insieme dagli insegnanti di scuola primaria e secondaria, sono stati realizzati in percorsi di otto anni, prevedendo uno sviluppo dall’inizio della Scuola Primaria alla fine della Scuola Secondaria I Grado.

Durante l’anno scolastico vengono svolte anche molte altre attività di arricchimento del curricolo, che impegnano su diversi fronti e permettono inoltre il collegamento multidisciplinare e l’approfondimento di particolari tematiche.

Per conoscere tutte le attività quest’anno programmate e in corso di realizzazione nella nostra scuola primarie è possibile scaricare la Programmazione di Plesso e la Mappa del tema di sfondo delle attività comuni.

Ultimo aggiornamento

30 Agosto 2022, 22:53